QUELLI DELLA VOLPE
AZINCOURT – 25 OTTOBRE 1415IL FATTO
Enrico di Monmouth, re d’Inghilterra quinto del suo nome, secondo della casa di Lancaster è sbarcato in armi in Francia per rivendicarne la corona. Dopo l’assedio di Harfleur che benché fruttuoso si è protratto oltre ogni aspettativa e che ha stremato le truppe inglesi, Enrico cerca a marce forzate di raggiungere la costa dove lo attende la flotta per riportare in Inghilterra lui e ciò che resta del suo corpo di spedizione. Una forza francese che si va via via rinforzando bracca gli inglesi stanchi, ammalati e ridotti di numero finché non riesce ad intercettarli presso il castello di Azincourt: è il 24 ottobre del 1415. L’indomani ci sarà battaglia. Oggi tutti sanno che Enrico e i suoi, benché malmessi e in netta inferiorità numerica, vinceranno. Per la terza volta dopo Crécy e Poitiers i longbowmen inglesi avranno ragione della tracotante cavalleria francese. E sarà questa la più sfolgorante vittoria dell’Inghilterra medievale.
Mappa della campagna del 1415 con i percorsi della ritirata degli eserciti inglese e francese. Illustrazione di L. Cristini dal libro dell’autore La battaglia di Azincourt, vol.
Pas-de-Calais, nord della Francia; è la mattina presto del 25 ottobre del 1415: è la giornata di san Crispino, la giornata di Azincourt. Tutti gli inglesi si sono alzati dai loro giacigli improvvisati, chi nelle stalle e nei fienili del villaggio di Maisoncelle, chi all’addiaccio. Di lì a poco ci sarà da combattere per la vita per cui tutti, a partire dal re fino all’ultimo sguattero di cucina, si sono raccomandati a Dio assistiti dai preti al seguito. Gli arcieri si sono accomiatati dai compagni di retinue, da quei baroni che li hanno reclutati, indentati e portati in Francia a far bottino: questa era la promessa. Dovranno schierarsi compatti al comando dei loro centenari e Thomas Erpingham, il fido vecchio soldato al quale è stato affidato il comando di tutti loro, è già lì pronto. La schiera si va componendo nel massimo silenzio via via che gli arcieri affluiscono andando ad infoltire la linea disposta in base al piano prestabilito che prevede un alternarsi di nuclei di arcieri e di uomini d’arme. La dissenteria li tormenta da giorni tanto che non pochi hanno deciso di mettersi in linea con le brache calate all’occorrenza. Ma ecco che la linea si agita, si rianima: sta accadendo qualcosa di inatteso, il re viene a salutare e a rinfrancare la sua gente. Per descrivere La situazione ripropongo un passaggio del mio libro La battaglia di Azincourt, (vol. 1):
“ Il re corre la linea avanti e indietro in sella ad un cavallino grigio…monta senza sproni per dimostrare che se il suo esercito sarà sconfitto egli non lo abbandonerà fuggendo. Di quando in quando si ferma e incoraggia gli arcieri e gli uomini d’arme, li chiama per nome, li accarezza con lo sguardo…Dallo schieramento a più riprese si levano grida e esclamazioni al suo indirizzo: che il signore Iddio voglia concederci la vittoria sui nostri nemici e dare lunga vita al re d’Inghilterra.”
Mappa della battaglia di Azincourt. L’episodio rjappresentato dalla scenetta avviene nella posizione iniziale dello schieramento inglese. Infografia di L. Cristini dal libro dell’autore La battaglia di Azincourt, vol. 1.
I PERSONAGGI
Enrico V, re d’Inghilterra. Ritratto postumo di autore ignoto, XVI sec., National Portrait Gallery, Londra.
Enrico V, re d’Inghilterra – Il modello non si discosta dalle raffigurazioni sostanzialmente omogenee opera degli illustratori moderni. Unica diversità significativa riscontrabile nei vari artworks risiede nella protezione del capo. Infatti c’è chi opta per un gran bacinetto all’inglese e chi invece da fede alla tradizione che vuole che l’elmo indossato da Enrico ad Azincourt sia quello conservato come componente del suo apparato funerario presso l’Abazia di Westminster. Recenti studi hanno chiarito una volta per tutte che si tratta di un elmo da giostra (la sua struttura non lascia spazio a dubbi) e che con tutta probabilità l’elmo indossato da Enrico in battaglia doveva essere il tipico gran bacinetto all’inglese, privo di visiera, munito di piastre di guardacollo, di cercine (orle) e, in questo caso, di corona. Il fatto che un cronista narri del danneggiamento di questa corona in battaglia ne testimonia la presenza. La versione che ho adottato è appunto quella del gran bacinetto all’inglese (vedi sotto: Sir John Codrington).
Disegni moderni raffiguranti Enrico V con l’armatura e l’equipaggiamento presumibilmente indossati ad Azincourt. Entrambi i disegnatori optano per l’adozione del gran bacinetto aperto all’inglese nella versione a coppo ruotante libero incassato nelle lame di guardacollo (vedi anche didascalie delle figg. 10 e 11). Disegnatori: C. Rothero (Osprey M-a-T 113) e J. Burn (Osprey Campaign 9).
Elmo da giostra di Enrico V facente parte dell’allestimento funerario ubicato all’interno della Westmister Abbey. Disegno moderno di R. Nicholls che propone l’utilizzo ad Azincourt da parte di Enrico V dell’elmo sopra citato (Agincourt, Almark Publ., collana Great Battles).
L’armatura ha nella copiosa applicazione di liste metalliche dorate, poste in prevalenza lungo le linee di contatto delle piastre che compongono gli arnesi di braccio e di gamba, il suo principale elemento di preziosità e modernità. Come ricorrente nei monumenti funerari coevi alla battaglia la cintura di sospensione della spada è cosa a parte rispetto al cingolo-gioiello simbolo di dignità cavalleresca. Al polpaccio sinistro Enrico porta la Giarrettiera simbolo dell’omonimo Ordine del quale è l’affiliato n° 94. Completa il quadro la pettinatura “a scodella” (coiffure à l’écuelle).
William Bruges, Guyenne King of Arms, Sir John Codrington, porta bandiera reale e lo scudiero John Waterton con in mano gli sproni di Enrico V.
William Bruges, Guyenne King of Arms identifica i personaggi caduti grazie alle loro cotte d’arme. Il fatto che secondo la classificazione inglese dell’evoluzione dell’armatura la battaglia di Azincourt si sia svolta nel surcoatless period non autorizza affatto l’ipotesi che in quella battaglia le cotte d’arme, nelle loro varie fogge e tipologie non fossero ancora di largo uso. Artwork di R. Nicholls (Agincourt, Almark Publ., collana Great Battles).
William Bruges, Guyenne King of Arms – In guerra una degli incarichi principali degli araldi, era di intavolare trattative e comunque di tenere i contatti con il nemico. Ad Azincourt più volte Montjoie, re d’arme di Francia, vide respinte da re Enrico le condizioni di resa di cui era latore. Il modello propone William Bruges con indosso una palandrana (tabard) allo stemma pieno del suo sovrano di appartenenza, come la regola prevede. Infatti il re d’arme è l’unico autorizzato a indossare lo stemma pieno del proprio signore. Bella si fa notare una “stagionata” raffigurazione di R. Nicholls presente sul libro Agincourt di Charles Kightly (Almark 1974) dove William Bruges è proposto in un’altra delle sue funzioni fondamentali: identificare i caduti dopo la battaglia grazie agli stemmi di cui sono decorate le sopravvesti. Con buona pace di quelli che con la storia del surcoatless period sostengono che al tempo di Azincourt le cotte araldiche non si usavano più! Uno degli elenchi dei partecipanti alla campagna del 1415 (Ms. Sloane 6400) pubblicati dall’Harris Nicolas sono riportati tre re d’arme facenti parte della retinue di Enrico V: Leicester, Guyenne e Irlande.
Stemma Codrington.
Sir John Codrington – Ad Azincourt Sir John portava la bandiera reale recante l’inquartato di Francia moderna e d’Inghilterra. La sua presenza nella scenetta è motivata dal fatto che sul campo la bandiera reale doveva sempre stazionare presso il sovrano per segnalarne la presenza. Il suo equipaggiamento è in stile moderno nel gran bacinetto e nell’armatura diffusamente decorata da liste dorate. Il gran bacinetto, appunto, è all’inglese e dunque privo di visiera e arricchito da un turbantino (cercine – orle) decorato con pietre dure incastonate e fili di perline. Il bacinetto reale, che il personaggio tiene nella mano destra, è dello stesso tipo con l’aggiunta della corona e caratterizzato dal cercine ai colori di livrea bianco e azzurro di casa Lancaster. Le lame di guardacollo sono del tipo che lascia il bacinetto, e dunque il collo, liberi di muoversi al suo interno. Si osservi inoltre il “collare delle S”. Stemma Codrington: d’argento alla fascia di rosso accompagnata da 3 (2,1) leoncelli passanti dello stesso. Il quartiere anteriore destro della coverta porta questi leoncelli orientati verso la testa del cavallo, correttamente ribaltati rispetto allo stemma sul sorcotto.
Il monumento funerario di questo cavaliere, datato intorno al 1417, mostra fra l’altro ogni dettaglio della protezione della testa scelta per il modello raffigurante Sir John Codrington ed Enrico V. Il turbantino è in questo caso di dimensioni abbastanza ridotte ma completo di ogni elemento decorativo; ben leggibile il collare delle “S”. Effige funeraria di Sir Edmund Thorpe, particolare, Church of All Saints, Ashwellthorpe, Inghilterra.
Questa tavola di Jeff Wasson illustra le due principali varianti di gran bacinetto aperto all’inglese in uso all’epoca della battaglia di Azincourt. Nella parte bassa si osservi come il coppo del bacinetto nella sua parte posteriore si allunghi a formare una gronda sostituendo così la lama di guardacollo posteriore (lama di gronda) prevista invece per l’altra versione. A questa gronda si fissa mediante un ribattino la lama di guardacollo anteriore rendendo il tutto solidale ed inamovibile. Nell’altra versione, visibile nella parte alta della tavola, le lame di guardacollo e di gronda unite l’una all’altra da un ribattino, lasciano libero il bacinetto di ruotare al loro interno. Si tratta, come pare evidente, della versione più adatta per il combattimento a piedi, ed è quella scelta per le figure della scenetta oggetto di questo contributo.
Lo scudiero John Waterton, uno degli appartenenti alla cerchia del sovrano, mostra gli sproni di Enrico a garanzia della promessa di non fuggire dal campo qualunque sia l’esito dello scontro.
John (Thomas?) Waterton, Esquire – Questo personaggio nella composizione ha la funzione di tenere e mostrare gli sproni di re Enrico. Sia John che Thomas sono scudieri. Sia Harris Nicolas che la Hawley Jarman lo citano in qualità di Master of the King’s Horse e malgrado il suo ruolo fosse con probabilità più tecnico servile che militare, nel dubbio ho preferito proporlo in armatura. Di certo un addetto ai cavalli del re non guasta nell’ambito di questa composizione. In alternativa il buon Thomas, anche lui scudiero, porta in campagna ben 8 uomini d’arme e 20 arcieri, una delle retinues più numerose non capitanate da uno Knight, e dunque personaggio di spicco e degno di operare nell’antourage del re. Il suo stemma fasciato d’argento e di rosso a 3 (2,1) crescenti di nero su tutto, è quello che il ruolo d’arme dell’assedio di Rouen datato 1418 accredita per un cavaliere membro della famiglia Waterton e quindi attribuibile al nostro personaggio con un accettabile livello di probabilità.
Stemma Waterton.
Stemma Erpingham.
Sir Thomas Erpingham – Nato fra il 1355 e il 1357 Thomas era uno degli uomini di guerra più capaci e più affidabili di fede Lancaster. Cavaliere della Giarrettiera n° 104. Ad Azincourt tutti gli arcieri erano sotto il suo comando. Famoso il suo grido “nestroque” (now strike) che dette il via al tiro degli arcieri inglesi. La sua retinue contava 20 uomini d’arme e 60 arcieri a cavallo. La scelta di rappresentarlo a capo scoperto deriva dalla volontà (non fuorviante in questa fase dell’evento) di riproporlo come nella sua effige collocata nel timpano della porta di Erpingham della cattedrale di Norwich e in altre raffigurazioni, cioè con una vistosa barba fluente. Il candore allude ai suoi bei sessanta.
In una nicchia posta nel timpano del così detto Erpingham Gate, porta di accesso all’area della cattedrale di Norwich, si trova un’effige di Sir Thomas Erpingham inginocchiato: evidenti sono i capelli e la barba fluenti nonché il collare delle “S”. I tratti del personaggio sono confermati da un disegno fatto a memoria di una vetrata, oggi dispersa, della cattedrale di Norwich.
Quel che si vede dell’armatura la fa vecchia di qualche decade mentre non può mancare il collare delle “S” lancastriano. Lo stemma ha nel campo verde uno degli smalti meno usati in araldica classica mentre lo scudetto in cuore e l’orlo di merlotti sono entrambi cariche molto in auge in area anglo francese.
Da sinistra a destra dell’immagine: La Fox Tail, lo scudiero Richard Woodville e Sir Thomas Erpingham.
Richard Woodville, Esquire – Membro di una famiglia di provenienza umile (Wydeville) ma che si sarebbe elevata fino a dare una moglie, Elisabetta, a re Eduardo IV, Richard era ad Azincourt uno degli scudieri di Enrico V. Mancandomi la notizia sul nome del porta bandiera di Erpingham mi sono concesso la libertà di affidarla ad uno dei più importanti scudieri del re. L’elemento più significativo del personaggio è la pettinatura “a scodella” come quella del re. La bandiera permette di apprezzare meglio la mancanza delle zampine del merlotto araldico così come impone la regola che da carica zoomorfa lo trasforma in marchio di cadenza. Stemma Woodville: d’argento alla fascia di rosso e al cantone dello stesso.
Stemma Woodville.
La Fox Tail – Una coda di volpe appesa a un palo dipinto con i colori bianco e azzurro della livrea della casata di Lancaster furono usati come segno di parte politica e di allineamento truppe dai tre re Enrico di questa linea di Plantageneti indiretti. Il portatore veste i colori di detta livrea e copre il capo con una ribalda molto moderna.
la visione frontale consente la lettura delle croci rosse cucite sulle vesti degli arcieri.
Gli arcieri – La rappresentazione degli arcieri è caratterizzata da un aspetto complessivo dimesso e dalla presenza volutamente non generalizzata delle brache calate. Dominano i marroni e il nero con il bianco e azzurro di livrea Lancaster in un caso. Si osservino le calotte in cuoio a protezione della testa testimoniate dai cronisti, le dimensioni dell’arco lungo (longbow) e l’impennatura tripla delle frecce. Ammassati in terra a sinistra si notano i pali appuntiti che gli arcieri una volta assunto lo schieramento definitivo pianteranno in terra a loro difesa contre le cariche della cavalleria francese.
LA COMPOSIZIONE
Bellissima ricostruzione di un arciere inglese ad Azincourt di Robert Nicholls, molto valida nella caschetta di cuoio, nella daga a rognoni e nelle immancabili brache calate; meno brillante invece nella posizione all’arco della freccia rispetto alla mano!
Più di ciascuno dei personaggi la vera protagonista dell’elaborato credo sia la composizione, nel senso di come essa sia stata funzionale alla narrazione dell’avvenimento rappresentato. La necessità ineludibile di posizionare il re Enrico di fronte in modo da renderne leggibile l’atteggiamento chiave, appunto, della narrazione mi ha imposto di proporre il gruppo degli arcieri tutti, o quasi, di spalle.
Ed è in questo “o quasi” che a mio parere la composizione si è risolta positivamente nella visione di scorcio di alcuni dei personaggi di sinistra. Mi azzardo ad affermare che grazie alle braccia e le armi sollevate degli arcieri il loro grido di saluto al sovrano riesca a materializzarsi con efficacia nella fantasia dello spettatore e che, caso mai, la visione di spalle aiuti tale fantasia piuttosto che comprometterla.
I pochi materiali di serie usati per questo elaborato sono delle seguenti ditte: Pegaso, Crécy Models e Soldiers; cavalli nudi di produzione varia.
Escludendo tassativamente una visione di scorcio, non nascondo di aver vissuto tale decisione come un azzardo ma a cose fatte ammetto che il risultato che ho ottenuto è esattamente quello che mi aspettavo, cosa che non sempre accade. Le figure di destra, sia i due cavalieri che il soggetto appiedato, funzionali ad una più completa riproposta dell’episodio sono da un punto di vista della composizione riequilibrati dall’albero al centro a fare da quinta.
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