SOGGETTI VARI XIII e XIV sec.

1 – Arcatore contadino del XIII secolo.

Mario considera questo personaggio uno dei suoi “figli prediletti”. Figura auto costruita. 54 mm. (1987).

 

2 – Capitaneus di una venticinquina fiorentina, XIII secolo.

 

La venticinquina, reclutata su base territoriale, era l’unità base della fanteria comunale fiorentina. Figura auto costruita. 54 mm. (anni ’80).

3 – Cavaliere italiano, c. 1330.

Fonte iconografica: ricostruzione grafica di E.T. Coelho del Codice Sallustiano della Biblioteca Riccardiana di Firenze. Cavallo (nudo)  A. Iotti. Figura auto costruita. 54mm..

 

4 – Cavaliere tosco-angioino.

 

Cavaliere tosco-angioino tratto dal così detto Codice di Convenevole da Prato di cui una versione si trova presso la Biblioteca Nazionale di Firenze e l’altra alla British Library di Londra. Cavallo Al Charles revisionato. Figura auto costruita. 54 mm. (1996).

5 a) b) c) d) – Guidoriccio da Fogliano, condottiero reggiano al soldo di Siena.

La figura ripropone il personaggio ritratto nell’affresco attribuito a Simone Martini,  datato 1328, che decora una parete di una sala del Palazzo Pubblico di Siena. Alcuni studiosi sostengono che l’affresco in questione sia un clamoroso falso. Cavallo ottenuto con l’assemblaggio di parti eterogenee. Figura auto costruita. 54 mm..

6 – Fante fiorentino di una compagnia di pubblica sicurezza cittadina del Sestiere di San Pancrazio.

 

Fonte iconografica: codice detto del Biadaiolo, c. 1350. Figura auto costruita. 54 mm. (anni ’90)

7 – Il cavaliere tedesco Johann Huler de Egran (+1359).

Fonte iconografica: ricostruzione grafica di E.T. Coelho del monumento funerario già nella chiesa di S. Romano, Lucca. Figura auto costruita. 54mm. (anni ’90).

 

8 a) b) – Fanti fiorentini , sec. XIII.

 

Si ha qui l’esemplificazione dell’unità di combattimento base di fanteria la cui diffusione è attestata nell’ambito di tutta la realtà comunale italiana nel corso di tutto il XIII secolo e la prima metà di quello successivo. Il palvesaro movimenta il pesante scudo da cui gli deriva l’appellativo e lo sostiene durante il combattimento in campo aperto. Il fante munito di arma in asta, sostanzialmente una picca, detta “lanza longa”, al riparo del palvese protende la sua arma a minacciare la cavalleria nemica. Il terzo personaggio, il balestriere, difeso dall’azione combinata dei due precedenti, può agevolmente portare a termine la laboriosa fase di caricamento della balestra e  poi tirare i suoi verrettoni contro il nemico. Figure autocostruite. 54 mm.

9 a) b) c) – Palvesi e Lanzelonghe.

Rispetto all’elaborato precedente, in questo caso al criterio di un’assoluta fedeltà restituiva è stato preferito quello dell’intensità compositiva derivante dalla presenza delle due “lanze longhe” che si protendono oltre i palvesi. L’intento è anche quello di ottenere una sorta di “effetto schiera” proponendo stavolta non uno ma due palvesi posti però nel minimo spazio di terreno utile ad accoglierli. Stesse motivazioni attengono alla scelta di omettere il secondo palvesaro utilizzando lo spazio che avrebbe dovuto occupare per il posizionamento del porta bandiera. La bandiera ed il suo portatore arricchiscono l’elaborato di numerosi elementi molto significativi: il fondo rosso della bandiera, al pari del colore predominante con il qual sono dipinti i palvesi, ne mostra l’appartenenza alla compagna rossa (l’altra era la bianca); la verticalità della bandiera bilancia la composizione; l’armamento del porta bandiera, immaginato socialmente elevato e facoltoso, si compone di elementi di maggior pregio rispetto a quello degli altri personaggi. I palvesi, nella loro forma e decorazione, si rifanno a quello conservato presso il museo Bardini di Firenze, unico di questo tipo e di area toscana pervenutoci, benché datato alla fine del XIV secolo. Figure auto costruite. 54 mm..

 

10 – Spinetta Malaspina.

 

Spinetta “il Grande” del ramo dei Malaspina detto dello dello “spino secco” fu uno dei grandi capitani d guerra della sua epoca. Alla battaglia di Montecatini (1315) era uno de comandanti della prima schiera ghibellina. Pezzo unico in 54mm. ottenuto rielaborando una figura della ditta Soldiers (prototipo dell’autore).

11 – Fante di Fucecchio, XIV sec..

Durante il medioevo, pur essendo un centro minore anche Fucecchio, oggi operosa cittadina del Valdarno inferiore, aveva i propri armati suddivisi in compagnie militari. Questo fante armato di falcione appartiene alla Compagnia del Leone Vermiglio. Figura della ditta EK Castings revisionata; 54 mm..

12 – Provenzano Salvani. Colle Val d’Elsa, 17 giugno 1269.

 

Il personaggio è rappresentato mentre tenta un ultima difesa prima di soccombere ad opera di Regolino (Cavolino) Tolomei nel corso della battaglia di Colle Val d’Elsa. L’armatura del tronco è una puntuale riproduzione di quella della statua di san Maurizio nella cattedrale di Magdeburgo. Figura in 54 mm. della ditta Tartar Miniatures.

13 – Neri de’ Bardi. Colle Val d’Elsa, 17 giugno 1269.

Neri, cavaliere fiorentino membro di una delle più illustri famiglie d’Oltrarno a Colle era uno dei capi delle forze guelfe. La sua sopravveste porta la petto la Croce di Popolo fiorentina. Stemma: d’oro a 5 fusi di rosso accollati in banda. Pezzo unico composto di parti di figure delle ditte Pegaso e Romeo Models elaborate; 54 mm.. Pittura Fabrizio Cheli.

 

14 a) b) c) – La Battaglia di Montecatini, 29 agosto 1315.

 

Combattimento fra Carlotto d’Acaja figlio di Filippo d’Angiò, principe di Taranto e Francesco figlio di Uguccione della Faggiola. Alla fine della battaglia i loro corpi vennero trovati esanimi uno accanto all’ltro. Un’ampia trattazione sarà presto disponibile nella sezione APPROFONDIMENTI

15 a) b) c) – Filippo d’Angiò, principe di Taranto e d’Acaia, 1278-1332.

Filippo era figlio del re di Napoli Carlo II e fratello del futuro re Roberto. Sposando Caterina II di Valois-Courtenay, imperatrice latina titolare nel 1313 acquisisce il diritto di impalare nel suo stemma quello di Costantinopoli. Inviato in Toscana nel 1315 dal fratello, è a capo dell’esercito guelfo alla battaglia di Montecatini. Ammalato non sarà però presente in battaglia. Trasformazione di una figura in 54 mm. della ditta Pegaso.

 

16 a) b) – Castruccio Castracani, 1281-1328.

 

Castruccio Castracani degli Antelminelli signoreggia in Lucca a partire dal 1316. Uno dei capi dell’esercito ghibellino alla battaglia di Montecatini (1315) ne è comandante supremo in quella di Altopascio (1325) dove, in entrambi i casi, la coalizione guelfa guidata da Firenze, viene nettamente sconfitta. Il modello si ispira ad uno dei personaggi dell’affresco Il trionfo della morte di Buffalmacco sito nel camposanto di Pisa, che, secondo la tradizione, raffigura Castruccio. Cavaliere autocostruito; cavallo Pegaso rielaborato; 54 mm..

17 – Fante di Fucecchio, XIV sec..

Si osservi al petto lo scudetto con lo stemma della compagnia militare del “Veltro Bianco” (vedi fig. 11). Figura in 54 mm. della ditta EK Castings rielaborata.

 

18 a) b) – Ezzelino III da Romano, 1194 – 1259.

 

Signore della Marca Trevigiana, Ezzelino è passato alla storia come uomo molto crudele e bellicoso. Campione del ghibellinismo nord italiano, fu ferito gravemente alla battaglia di Cassano d’Adda. Catturato fu portato a Soncino dove morì poco dopo. Figura in 54 mm. autocostruita; cavallo della ditta M Model rielaborato.

19 a) b) c) – Cangrande I della Scala, 1291 – 1329.

Cangrande fu signore di Verona a partire dal 1308. L’elaborato, ipotesi di ricostruzione modellistica del suo monumento funerario, mette in evidenza le caratteristiche dell’armamento e dell’equipaggiamento di un cavaliere nord italiano di alto rango del primo quarto del Trecento. Le decorazioni, in particolare della coverta e della sella, benché molto abrase, sono sufficientemente visibili sulla statua originale conservata presso il Museo di Castelvecchio di Verona. Si osservi il grande arcione anteriore raramente rappresentato. Figura in 54 mm. autocostruita.

 

20 a) b) c) – Mastino II della Scala, 1308 – 1351.

 

Alla morte di Cangrande la signoria di Verona viene assunta da Mastino II. Se i motivi decorativi della coverta sono anche in questo caso individuabili sulla scultura originale (anch’essa a Castelvecchio), non si può dire altrettanto dei dettagli dell’armamento protettivo di braccia e gambe. Pertanto il modello propone tipologie compatibili con quanto resta di leggibile e ciò che all’epoca era in uso. Figura in 54 mm. autocostruita.

21 a) b) c) – Cansignorio della Scala, 1340 – 1375.

La statua equestre di Cansignorio, signore di Verona dal 1359,  conclude il trittico delle arche scaligere. Qui al bacinetto (qui con visiera ad incardinatura frontale) non si aggiunge al grande elmo “a staro”, il metallo nella protezione degli arti prevale sul cuoio cotto ed il look complessivo si fa più attillato segnando il cambio di moda che coinvolge tutta l’Europa. Figura in 54 mm. autocostruita; cavallo realizzato con materiale Eisenbach.